GIOVANI PIENI DI NARCISISMO DA NON SOPPORTARE UN RIFIUTO

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

Da sempre gli uomini che odiano le donne non sopportano la loro libertà. Non riuscire a essere tutto è una ferita insopportabile. Il mito del nostro tempo è quello del successo individuale. Si tratta di  un nuovo imperativo che rende impossibile l’esperienza del fallimento. Chi corre piano o che cade è tagliato fuori. Si tratta di un vero e proprio culto della prestazione e del perfettismo. Subire il rifiuto di una ragazza significa riconoscere i propri limiti, che non si può essere tutto né avere tutto. Rifiutare l’ostacolo e il fallimento è una tendenza del nostro tempo. Per questo a volte il ricorso alla violenza sostituisce la dolorosa constatazione della propria inefficienza, E ‘una tendenza del nostro tempo: rifiutare l’ostacolo, la perdita, il fallimento, il dolore. Il narcisismo dei figli è sempre un prodotto di quello dei genitori. Oggi una delle angosce più diffuse tra i genitori è quella di tutelare i loro figli proprio dal rischio del fallimento e della caduta. Questo non aiuta i figli ad assumere la responsabilità delle loro parole e delle loro azioni. E, soprattutto, a comprendere che è proprio attraverso la caduta e il fallimento che la vita dei nostri figli acquista una forma effettiva. Sono gli adulti responsabili  di non trasmettere ai figli il senso della legge, ovvero che non si può essere tutto, avere tutto, soprattutto, fare tutto. Il mondo social nei suoi aspetti più patologici esalta il perfettismo e il principio di prestazione. Non c’è in quel luogo alcuna confidenza con l’esperienza della caduta e della solitudine. Tutto deve apparire perfetto. Anche l’eventuale caduta diviene in certi casi un modo per raccogliere like. 

E’ una virtualità narcisistica dove tutto deve apparire ideale. Da sempre gli uomini che odiano le donne sono uomini che non sopportano la loro libertà. L’ideologia del patriarcato si è retta su questo principio repressivo di fondo: negare sistematicamente la libertà delle donne. Non a casa Horkheimer e Adorno assimilavano la libertà delle donne alla libertà dell’ebreo. C’è qualcosa di insopportabile, di intollerabile nell’una e nell’altra. Sono il rimosso dell’Occidente. Per questa generazione specifica di maschi il problema si è complicato, almeno per un verso, perché riconoscere di non essere tutto per l’altro è una ferita narcisistica insopportabile. Ma non dobbiamo dimenticare che al fondo di ogni narcisista c’è il buio della depressione. Non è tanto l’invidia ad avere spinto Filippo ad uccidere, ma la frattura di un legame che per lui costituiva la sola salvezza possibile dal buio della depressione. Una rottura che avviene in due tempi: il primo è quello nel quale Giulia dichiara la fine del suo amore, il secondo quando si approssima a discutere la sua tesi di laura. Sono due fratture irreversibili inflitte all’ideale della coppia simbiotica. Non servirà certo introdurre nelle scuole un’ora di educazione affettiva, sessuale o sentimentale. Il rispetto per l’altro e, in particolare, per le donne non è una materia specialistica come lo sono la chimica o la letteratura. Sarebbe come pensare che per costruire buoni cittadini sia sufficiente un’ora di educazione civica alla settimana. La cultura del rispetto della differenza avviene innanzitutto nelle famiglie e nella Scuola. Sono la famiglia e la Scuola i due principali educatori con il compito di alimentare nei nostri figli la cultura del rispetto della differenza: la testimonianza dal lato della famiglia che possono esistere relazioni ispirate dalla cura e dalla accoglienza e la cultura dal lato della Scuola come antidoto nei confronti della violenza. 

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