ICTUS: TECNICA “ DRIP AND SHIP” EFFICACE PER LA FORMA ISCHEMICA ACUTA

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

Uno studio eseguito da un gruppo di ricercatori francesi dimostra che l’approccio drip-and-ship per gli ictus ischemici acuti – consistente in una trombolisi endovenosa seguita da trasferimento in un altro ospedale per trombectomia meccanica – produce risultati simili a quelli ottenuti quando la stessa strategia viene eseguita in una stroke unit specializzata. IL risultato più interessante è che i pazienti trattati con Il metodo drip-and-ship non hanno mostrato differenze in termini percentuali di indipendenza funzionale a tre mesi rispetto a quelli trattati direttamente in un centro specializzato per gli ictus”.

Lo studio
La bridging therapy, che consiste in una trombolisi endovenosa entro 4/5 ore dall’ictus ischemico acuto — seguito da trombectomia meccanica entro 6 ore dall’insorgenza dei sintomi – ha dimostrato di essere più efficace della sola trombolisi endovenosa in pazienti con una importante occlusione vascolare anteriore. Molti centri per l’ictus, tuttavia, a livello di neuroradiologia interventistica, non hanno una dotazione sufficiente di strumenti. Partendo da queste premesse, è sono stati valutati gli esiti neurologici e i tempi di procedura di intervento riguardanti 100 pazienti con ictus ischemico acuto da estesa occlusione vascolare, trattati con metodo drip-and-ship. Sono stati poi confrontati con quelli rilevati in 59 pazienti trattati con lo stesso protocollo presso una stroke unit (CSC). Come previsto, i tempi di processo mediani erano significativamente più lunghi nel gruppo di drip-and-ship. A tre mesi i punteggi della scala Rankin modificata non differivano statisticamente tra i due gruppi, anche quando “aggiustati” sul baseline NIH Stroke Scale score e altre variabili. La percentuale di ricanalizzazione vascolare non differiva sostanzialmente tra i pazienti drip-and-ship (84,0%) e quelli delle stroke unit specializzate (79.7%). I risultati erano simili in un’analisi per-protocol dei 125 pazienti effettivamente sottoposti a trombectomia meccanica.

Lo studio dimostra che grazie alla buona collaborazione a monte tra i due centri, quello di cura primaria dell’ictus (PSC) e la stroke unit (CSC), il trattamento di pazienti con metodo drip-and-ship produce risultati funzionali simili a quelli ottenuti nei pazienti curati integralmente presso le stroke unit specializzate”. “Ciò dovrebbe incoraggiare una collaborazione ancora più stretta tra PSC e CSC per ridurre i tempi di intervento e massimizzare la disponibilità di trombectomia endovascolare”.
“Anche se è necessario uno studio clinico randomizzato per rispondere alla domanda in modo definitivo, questo studio fornisce motivi di riflessione quotidiana sulla prassi attuale, dimostrando che i PSC che collaborano con i CSC offriranno ai loro pazienti una terapia in grado di raggiungere risultati simili a quelli ottenuti nei cinque principali studi clinici randomizzati su trombectomia “, aggiunge Naim N. Khoury, Notre-Dame Hospital and the University of Montreal, Quebec, Canada, che di recente ha confrontato il trattamento endovascolare con la terapia medica per l’ictus acuto – Questi risultati dovrebbero incoraggiare i medici a continuare la loro pratica attuale.”
In un editoriale, Louis R. Caplan del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston , offre sei suggerimenti per tutti i centri che si occupano di ictus:

1. Sforzatevi di aggiornare il personale medico dei PSC sulle tecniche di imaging cerebrale.
2. Formare il personale delle ambulanze a riconoscere gli ictus e a individuare le forme più gravi e coloro che hanno più probabilità di avere importanti occlusioni delle arterie.
3. Assicuraratevi che il personale che dirige il trasporto abbia informazioni su distanze e tempi rispetto a PSC e CSC; anche loro dovrebbero essere in grado di riconoscere la gravità dell’ictus.
4. I CSC dovrebbero dotarsi di personale, tecnologia e protocolli sulla base della potenziale richiesta di cura dei pazienti con ictus ch.
5. Garantite un coordinamento tra tutti i centri e le figure professionali coinvolte.
6. Continuate con la ricerca per identificare i pazienti che possono rispondere alle trombectomia endovascolare senza o dopo trombolisi endovenosa”.

Categorie: Blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *