L’INCAPACITA’ DEI GIOVANI SFOCIA NELLA VIOLENZA

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

Siamo al corto circuito tra una scuola sempre più fragile e famiglie che giustificano tutto. Tra adolescenza, narcisismo, perdita di autorevolezza della scuola , giovanissimi che non riescono ad accettare le frustrazioni e famiglie troppo assolutorie, insieme al malessere di una generazione uscita con le ossa rotte dalla Pandemia, tutto questo è dietro all’aggressione dello studente di Abbiategrasso, che ha ferito con un coltello l’insegnante di italiano. Un segnale inquietante che sarebbe colpevole di sottovalutare.Qualcosa di grave sta accadendo tra i ragazzi, il mondo degli adulti deve rendersene conto. E’ vietato voltare la testa i segnali sono troppi. Si tratta di un gesto che non va minimizzato ma da inserire in un contesto più ampio. Dopo la pandemia la depressione e gli stati ansiosi tra gli adolescenti sono esplosi.  A questo dobbiamo aggiungere la perdita di autorevolezza della scuola e famiglie che di fronte agli insuccessi dei igli colpevolizzano i professori. 

. Se guardiamo alla storia sembra un salto di qualità della violenza, ma se immaginiamo situazioni di tipo americano sembra di no. Il ragazzo prima di ferire l’insegnante ha fatto uscire dalla classe i suoi coetanei, questo ci dice che non voleva colpire per colpire, ma aveva un bersaglio ben preciso, un piano premeditato, frutto probabilmente di elucubrazioni d tipo paranoico. Il ragazzo era stato già bocciato e rischiava un debito. Nell’adolescenza può accadere che il piano della realtà venga stravolto dalle proprie emozioni. Nella sua testa la professoressa è diventata la colpevole della sua infelicità. Ne i giovani, ne le loro famiglie, riconoscono più una funzione educativa alla scuola, i docenti vengono costantemente attaccati, il loro ruolo sociale, a cominciare dagli stipendi, è sempre più fragile. Molti genitori aggrediscono gli insegnanti se i figli prendono un brutto voto. In un contesto tanto svilito può accadere che si sviluppi un gesto estremo. I ragazzi sono pochi, spesso figli unici, abituati ade essere al centro delle attenzioni familiari, con modelli educativi dove tutto viene giustificato. Questo produce un forte narcisismo che li porta a non sapere elaborare le confitte ed a reagire con la violenza. Però non basta. E’ fondamentale che i professori vengano preparati a gestire la complessità delle nuove generazioni, altrimenti la distanza con i ragazzi diventerà sempre più profonda.

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