DIFESA DELL’AMBIENTE. PATTO TRA GENERAZIONI

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

La ragazza in dialogo con il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica si commuovono, non pone al ministro una domanda tra le altre, ma dichiara con grande commozione la propria angoscia. Si tratta, in realtà, di una angoscia che non è solo sua, ma, riflette quella di un intera generazione. La chiama, in modo un pò stonato, ecoansia. L’angoscia di chi vede morire il mondo, e insieme ad esso, le proprie speranze ed il proprio avvenire. Il ministro, ministro di un governo fascista e di estrema destra, come tutti i governi di tale indirizzo politico, non risultano sensibili alla difesa dell’ambiente, anzi appartengono al negazionismo, si commuove insieme alla ragazza. Forse è stato toccato il tasto giusto, forse le vecchie generazioni non possono continuare ancora a fingere che tutto sia normale. La commozione che assale i due interlocutori vale più di qualunque discorso retorico in difesa dell’ambiente. Sarebbe compito di una buona politica trasformarla in una pratica, tradurre questo dialogo tra due generazioni, in una nuova progettualità. Ne parla in modo struggente Cormac McCarthy nel suo libro “La strada”. Nessun libro come questo, è stato in grado di descrivere la cifra del mondo contemporaneo: il pianeta appare nel suo racconto sconvolto da una catastrofe ecologica senza precedenti, incenerito, senza luce, senza giorno, senza alba, senza vita, ridotto ad un mucchio di rovine. I sopravvissuti vagano per le strade come figure spettrali, pronti a rapinarsi assassinarsi, mangiarsi per sopravvivere. Ma questo padre e questo figlio, che non hanno nome perché rappresentano la nuova e la vecchia generazione, hanno il compito di resistere, di non lasciarsi trascinare nella barbaria della guerra di tutti contro tutti.  Sono i nostri figli, che, diversamente da Edipo, il figlio maledetto, descritto dalla Tragedia di Sofocle, non vogliono la pelle del padre, ma, senza incancrenirsi in un attesa senza speranza che il padre Ulisse ritorni, decidono di mettersi in moto, intraprendono con audacia il loro viaggio. E’ un dato di fatto: l’autorità simbolica di cui il padre è simbolo, è tramontata irreversibilmente lasciando le nuove generazioni sena bussola, ma se questo tramonto coincidesse con la morte del padre padrone, del patriarcato, e della vecchia morale disciplinare sarebbe solo un bene. Il problema è che con questa morte è venuto meno anche il senso della Legge.

Invochiamo il mancato rispetto delle regole senza accorgersi che abbiamo perduto di vista il senso della Legge che prima ancora di essere scritta sulle tavole di pietra deve iscriversi nella carne del cuore. Sarebbe vano concepire il rimedio al dialogo giovanile contemporaneo provando a ripristinare i valori della tradizione: disciplina, obbedienza, gerarchie. Il rimpianti nostalgico, genera , infatti solo mostri peggiori di quelli che vorrebbe combattere. Piuttosto il problema che affligge la generazione dei giovani, è come ridare senso alla propria vita, come riportare il senso della Legge. Non stupisce che esista in alcuni giovani di oggi, una ricerca di senso che non può trovare risposte nella tradizione patriarcale. Ne però si accontenta di quelle offerte dal circo dei media e dei social. L’angoscia della giovane e la sua preghiera non sono relative nella possibilità di avere successo, ma da quella di poter diventare madre, abitare la sua terra e avere ancora un futuro.

E’ la responsabilità politica che il ministro segnala attraverso la sua commozione. Le vecchie generazioni hanno lasciato in eredità, una terra sfiancata, un orizzonte collassato, una precarietà senza prospettive. Il ritorno alla politica o alla spiritualità di alcuni tra i nostri figli segnala oggi il loro deciso rifiuto di farci complici di questa eredità. Non a caso Lacane  aveva associato la preghiera alla rivolta, cosa hanno in comune? Il rifiuto dell’ordine delle cose già stabilite, della rassegnazione e la necessita di invocare un nuovo possibile orizzonte di vita, di non abituarsi all’offesa ed all’ingiustizia. La rivolta come la preghiera dilatano, anziché restringere, l’orizzonte del mondo, introducono il respiro ampio del riscatto e del rinnovamento. La battaglia per l’ambiente, di fronte agli ostinati negazionismi di ogni genere, è la battaglia delle nuove generazioni. Esse dovrebbero guidare i loro padri ad andare verso sud,  verso il  mare, verso la vita, a non considerare la distruzione del mondo come il nostro solo destino possibile . Il bambino della “ìStrada” ricorda alle vecchie generazioni che è necessario vedere lontano, pensare il futuro, coltivare ancora la speranza Lo diceva a suo modo Sartre, nella sua ultima intervista rilasciata prima di morire. Bisogna distinguere due modi di pensare in rapporto tra speranza e trascendenza. La speranza della trascendenza traduce il modo tradizionalmente religioso: che esista da qualche parte un mondo migliore di questo. La trascendenza della speranza suggerisce invece che è proprio in queto mondo che un riscatto deve compiersi perché la domanda di senso che incarna nella preghiera e nella rivolta non è per un altro mondo per un mondo al di la di questo, ma per rendere questo mondo più degno dell’incanto che esso porta con se. 

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