RICOSTRUIRE LA FIDUCIA

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

RICOSTRUIRE LA FIDUCIA

Tutti i giorni, nell’ambito della mia attività clinica , mi sento chiedere da genitori, nonni  ma anche da cittadini comuni, se esisterà una generazione Covid, se i danni procurati dall’epidemia saranno paragonabili a quelli di un trauma, se i nostri figli saranno destinati a essere le vittime delle brutali ferite aperte dalla pandemia, se la compressione inevitabile della libertà che abbiamo dovuto subire in questo tempo prolungato di emergenza sanitaria è stata più oppressiva per i nostri figli  che per noi adulti e se tutto questo lascerà inevitabili strascichi psicopatologici. Ho già espresso in altre occasioni pubbliche il mio giudizio, non ci sarà nessuna generazione Covid a meno che gli adulti non favoriscano questa tetra identificazione. Questo non significa affatto negare che il mondo dei giovani stia vivendo un momento estremamente difficile.  Lo sappiamo  bene noi terapeuti  che ci occupiamo direttamente della loro cura. Abbiamo visto e vediamo crescere il loro disagio e accentuare le sue manifestazioni più radicali come autolesionismo, somatizzazioni, ritiro sociale, dipendenze patologiche, panico e  depressioni. Abbiamo visto  e vediamo crescere anche il loro smarrimento e la rabbia, insieme all’angoscia e all’impotenza. Questo disagio diffuso deve essere intercettato ed accolto. Non solo da noi psicoterapeuti, ma anche dalle istituzioni. Penso soprattutto alle famiglie e alla Scuola. I genitori e insegnanti mi chiedono quale posizione tenere di fronte a questo malessere. Rispondo che in ogni  sintomo adolescenziale è importante leggere un messaggio in cerca di destinatario. E’quello che spesso accade anche nei passaggi all’atto autolesivi, nella rabbia che scatena la violenza, nell’uso smodato di sostanze o nei disturbi dell’apprendimento. Tutti questi  sintomi di disagio sono come grida, invocazioni, messaggi, appunto, in cerca di un destinatario in grado di riceverli e decifrarli. E’ questo un compito che spetta  alle vecchie generazioni e cioè bisogna provare a costituirsi  come destinatari. Significa innanzitutto assumere la responsabilità di rispondere. I genitori sanno per primi quanto sia difficile, ma anche gli insegnanti e gli educatori investiti dal dramma di questo appello tanto silenzioso quanto pressante. 

Ecco l’urgenza più grande alla quale questo tempo traumatico ci confronta e cioè dare segno di ricevuta, non sottrarsi a questo appello, saper rispondere al loro grido. Significa in primo luogo non lasciare i nostri figli da soli, nelle famiglie ma anche nella Scuola. Si tratta di ricostruire la fiducia nella relazione laddove la fiducia è stata brutalmente incrinata dalla violenza della pandemia che ci ha obbligati a interrompere le relazioni . E’una emergenza psichica e quindi gli obbiettivi  didattici della formazione devono essere subordinati alla cura particolare della relazione. Perché la relazione non è solo l’involucro esteriore della didattica, ma il suo stesso fondamento. Avere cura della relazione non significa affatto attribuire a questa generazione un destino fatalmente contrassegnato dai vissuti traumatizzanti della pandemia, ma è vero il contrario, avere cura della relazione significa provare a fare diventare l’esperienza sconvolgente del Covid un’esperienza altamente formativa. E’un passaggio di discorso necessario. Lo dobbiamo ricordare innanzitutto a noi stessi,  l’ostacolo che diventa prova è il nucleo di ogni percorso di formazione. E’quello che deve accadere anche oggi. Perché questo avvenga gli adulti devono avere anche fiducia nelle risorse inestimabili dei lori figli. Non a caso sono stati proprio loro a lasciare agli intellettuali angosciati dal vaccino e ai giornalisti televisivi che si  improvvisano virologi le elucubrazioni  No Vax, mostrando di avere inteso molto meglio delle vecchie generazioni il significato profondo della vaccinazione di massa come strumento   fondamentale per rendere possibile, nei tempi più brevi, un ritorno collettivo alla libertà. Nessun vissuto complotti sta, nessun sospetto paranoide, nessuna farneticazione dietrologica, nessuna incertezza. La spinta alla vita di tornare alla vita si è rilevata nelle nuove generazioni assai più forte della nostra paura. E’qualcosa  che le vecchie generazioni dovrebbero sempre imparare e cioè dismettere gli abiti del paternalismo e del giudizio moralistico per imparare dalla forza inesausta della primavera.

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