RAGAZZE IN BILICO NELL’ETA’ CRITICA

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

Le giovani donne sono più esposte al rischio depressione.

Sono più fragili e stressate.

Ma è anche il loro cervello ad essere più vulnerabile.

La pressione a scuola, lo stress a casa, l’insoddisfazione per il proprio corpo, il confronto impietoso con il gruppo dei pari che sui social media appaiono sempre più belli, più felici, più connessi di quanto in effetti siano.

Ecco che arrivano i pensieri di inadeguatezza, di solitudine e di sconforto e, soprattutto nelle ragazze, sopraggiunge la depressione.

Secondo uno studio inglese, coordinato dalla University College London, su oltre diecimila teenager, una quattordicenne su quattro mostrerebbe i segni della malattia.

Un problema quello della salute mentali delle adolescenti che avrebbe raggiunto proporzioni epidemiche, il ventiquattro per cento delle ragazze presenterebbe alti livelli di sintomi depressivi, contro il nove per cento dei coetanei maschi.

L’età critica si colloca proprio intorno ai quattordici anni.

I ragazzi e le ragazze mostrano livelli simili di disturbi mentali per tutta l’infanzia e la prima adolescenza, poi i sintomi subiscono una brusca impennata nelle ragazze, soprattutto nelle famiglie più disagiate.

Si sta notando una riduzione dell’età di esordio della malattia, spesso in relazione al maltrattamento infantile.

Questo non significa necessariamente abusi sessuali, ma per esempio una situazione familiare non serena, un brutto divorzio e tensioni in casa.

Poi c’è il fattore dell’abuso che va dalla cannabis alle anfetamine nella sua variante da discoteca.

Sostanze che hanno un effetto diretto, accelerano l’esordio della malattia ed indiretto perché alterano il sonno, primo elemento che incide sull’ umore delle persone a rischio.

Ragazze più fragili e per tanti motivi, fisiologici e culturali, più esposte al rischio.

Per indagare i meccanismi fisiologici della differenza di genere nella depressione, in uno studio della Università di Cambridge, i ricercatori hanno mostrato ai giovani volontari una serie di parole, classificate come “felici”, “tristi”e “neutrali”, chiedendo loro di premere un pulsante in  corrispondenza di particolari combinazioni di parole e sottoponendoli, contemporaneamente, a risonanza magnetica funzionale per misurare l’attivazione delle diverse aree cerebrali.

Analizzando i risultati della risonanza, è emerso che i cervelli dei ragazzi e delle ragazze con depressione si comportano in modo diverso nell’ esecuzione del compito, specialmente in due regioni, la circonvoluzione sopra-marginale ed il cingolo posteriore.

Lo sviluppo cerebrale è diverso tra maschi e femmine, per tempi e modi, non soltanto perché le ragazze raggiungono la maturità quattro o cinque anni prima rispetto ai pari età di sesso maschile.

Anche le conformazioni sono diverse: la connessioni tra gli emisferi, alcune aree come l’amigdala e la perfusione maggiore di alcune regioni.

Sono diversità che vengono da lontano e si concretizzano in modo marcato proprio nella depressione più che in altre patologie.

Fanno la loro parte anche gli ormoni, estrogeni e progestinici agiscono sul sistema nervoso centrale ed espongono le donne a maggiore sensibilità ai fattori scatenanti, così come ad una minore resistenza all’ ansia ed a una minore tollerabilità agli eventi stressanti.

Le differenze sono evidenti anche nelle manifestazioni della malattia.

I maschi presentano con maggior frequenza tendenze suicide, le femmine hanno sintomi più evidenti ma atipici ( disturbi dell’alimentazione ed ipersonnia ), una più spiccata sensibilità alle variazioni annuali della luce con maggior prevalenza di disturbi stagionali dell’umore.

Anche il decorso è diverso, nelle donne l’età di esordio è più precoce, i sintomi depressivi durano più a lungo, gli episodi sono ricorrenti e la malattia tende alla cronicità.

In questo panorama i genitori sono impreparati a riconoscere ed affrontare i sintomi nei figli adolescenti, soprattutto se si tratta di femmine.

Madri e padri sono più preoccupati dei cambiamenti nell’ umore dei figli maschi e sottostimano invece il malessere delle figlie.

Quando una ragazza passa i pomeriggi chiusa in camera con le sue tristezze, si tende a pensare che sia un problema caratteriale e quindi passerà.

Quando un ragazzo si mostra apatico, perennemente stanco, senza interessi, scatta l’allarme, perché non viene considerato normale.

Un errore di valutazione che la famiglia pagherà caro.

E’ necessario aiutare i genitori a riconoscere per tempo i segni rilevatori di un disagio psichico nei loro figli.

Basterebbe un’ora la giorno di attività fisica per tenere lontana la depressione, indipendentemente dall’ età e dal genere.

Il sovrappeso e la depressione sono tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e l’esercizio fisico è una strategia efficace per migliorare la salute in generale la qualità della vita.

Anche una sola ora a settimana sembra sufficiente.

Da tempo si sa che l’attività fisica ha un ruolo nel trattamento dei sintomi della depressione, oggi si è in grado di quantificare il potenziale preventivo del movimento nel ridurre il rischio futuro di depressione.

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