DISTURBO DISSOCIATIVO D’ IDENTITA’

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il


Il funzionamento cognitivo è caratterizzato dall’integrazione armonica tra varie attività come coscienza, affettività, senso-percezioni e funzioni mnesiche che, insieme con il senso di identità e unitarietà, definiscono la struttura di personalità del soggetto.

In condizioni patologiche, o in seguito all’esposizione ad eventi traumatici, si può verificare la perdita dell’integrazione di tali attività, definendosi il quadro clinico della “dissociazione”.

La dissociazione può manifestarsi in maniera improvvisa o con un’insorgenza graduale e può avere un andamento cronico oppure rappresentare un evento transitorio e autolimitante.


Si definisce come dissociazione il meccanismo attraverso il quale specifiche strutture ideo-affettive – talvolta complesse e articolate in modo da definire una struttura di personalità – possono essere separate dalla principale struttura cosciente di personalità.


Recentemente, numerosi filoni di ricerca si sono concentrati nel valutare la relazione esistente tra dissociazione ed esposizione ad eventi traumatici.

In particolare, è stato evidenziato che le esperienze traumatiche hanno un impatto negativo sulla capacità di integrazione delle funzioni cognitive, determinando la comparsa del fenomeno della dissociazione, che si può manifestare con sintomi di depersonalizzazione, derealizzazione, o amnesia dissociativa.


Pertanto, il fenomeno della dissociazione rappresenta la conseguenza del fallimento delle funzioni integrative e organizzatrici della coscienza, definendo quadri clinici complessi come quello del disturbo dissociativo dell’identità.


Il concetto di “dissociazione” deve essere differenziato dalla condizione di dissociazione ideativa o ideo-affettiva che si verifica nel corso di disturbi dello spettro psicotico, in cui prevale la perdita dei nessi associativi delle idee, dal punto di vista della struttura formale del pensiero.


La dissociazione è considerata un fenomeno potenzialmente in grado di interessare qualsiasi area del funzionamento psicologico.

Nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), i fenomeni di dissociazione rappresentano l’elemento caratteristico di una categoria di disturbi definiti “Disturbi dissociativi”, in cui sono inclusi il disturbo dissociativo dell’identità (DDI), l’amnesia dissociativa, il disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione, il disturbo dissociativo con altra specificazione e il disturbo dissociativo senza specificazione.


Il disturbo dissociativo dell’identità (DDI), che ha sostituito il precedente “disturbo da personalità multiple”, si caratterizza per una disgregazione dell’identità che dà origine nello stesso individuo a due o più identità (o stati di personalità distinti).

Il sintomo caratteristico è rappresentato dall’amnesia dissociativa, cioè l’incapacità di ricordare informazioni personali e/o eventi traumatici importanti, che non è riconducibile a una semplice dimenticanza.

I disturbi dissociativi sono stati ritenuti per molto tempo un artefatto diagnostico o condizioni molto rare da poter identificare nella popolazione generale.

Secondo recenti stime, invece, il fenomeno della dissociazione ha una prevalenza del 2-10% della popolazione generale, mentre il disturbo dissociativo dell’identità ha una prevalenza molto minore, compresa tra 0,01 e 1%.


Di fondamentale rilevanza è il legame esistente tra il trauma e la dissociazione, che evidenzia il ruolo centrale dell’evento traumatico, sia esso di natura fisica, psichica o ambientale, nel produrre il fenomeno dissociativo.

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