ANNO ZERO DELL’ISTRUZIONE

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

ANNO ZERO DELL'ISTRUZIONE

La scuola era abbandonata ed allo sbando già prima della pandemia del Covid19. Questa ripartenza deve essere l’occasione  per cambiare passo e smettere di vedere il sistema educativo come un parcheggio. Era già stata messa da parte, trascurata ed offesa prima della deflagrazione della epidemia. Tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno relegato la Scuola in una posizione marginale. Nessun governo  è stato in grado di portare la Scuola al centro della sua agenda e dell’avvenire del nostro Paese. Non è certo un caso che nel contesto difficile e pieno di insidie della riapertura La Scuola sia restata nell ’ombra e solo recentemente ricordata, giustamente da più parti ricordata, come una priorità assoluta. In un Paese economicamente in ginocchio come il nostro, dove le priorità tendono a moltiplicarsi, rimane difficoltoso sostenerlo, ma questo Governo, per la prima volta competente, deve avere lo sguardo ed il pensiero lungo, deve provare per una volta ad essere giusto con la Scuola. La ricostruzione di un Paese deve iniziare dalla Scuola. E’ un vero proprio problema di pensiero. Pochi ancora pensano davvero che la Scuola sia il luogo dal quale fare ripartire il nostro Paese con slancio rinnovato. Pochi ritengono davvero che l’emergenza Scuola investa in modo decisivo il nostro avvenire. Per questa ragione la necessaria riapertura della Scuola non ha solo un significato di sostegno vitale per le famiglie italiane, ma sarebbe l’indice di una volontà decisa di cogliere in questa tremenda emergenza l’occasione per una rivoluzione culturale. Non pensare più alla Scuola come un grande asilo sociale dove parcheggiamo i nostri figli in attesa che il mercato operi la loro  selezione naturale, ma come quello spazio eticamente e culturalmente decisivo dove la vita dei nostri figli prende forma, viene educata alla cultura dell’integrazione, dello scambio e della ricerca.

Non penso che  sia così difficile da capire che senza una buona Scuola un Paese è morto e quindi dovrebbero essere investite le energie economiche più significative. La Scuola è rimasta schiacciata in questa congiuntura traumatica. La cosidetta didattica a distanza imposta dalla violenza del virus ha provato a supplire al vuoto che si è aperto. Le famiglie hanno dovuto vicariare con affanno la sua assenza. Una Scuola chiusa è però evidente che non è una Scuola. Ci stiamo forse illudendo che la tecnologia possa garantire una didattica efficace rispetto alla vita reale della Scuola. Se pensiamo che la Scuola non sia solo trasmissione arida di sapere, ma trasmissione di cultura della cittadinanza, di pensiero critico, di desiderio di sapere, la definizione di didattica a distanza non può che apparire come una drastica contraddizione n termini o, come nel caso di bambini, una pura astrazione. Il rischio che percepisco è quello di un adattamento passivo ad una situazione che contraddice l’essenza della vita stessa della Scuola. Non esiste trasmissione didattica del sapere se non attraverso una relazione umana. La vita della Scuola non si esaurisce solo nell’ apprendimento poiché l’apprendimento accade sempre e soltanto entro una rete de relazioni e di incontri. Il sapere che  dà forma alla vita è un sapere che non è mai scisso dalla relazione. La Scuola è innanzitutto il luogo della condivisione dei saperi, dei discorsi, dei volti ed insegna l’ingresso della vita del figlio nell ’universo plurale delle lingue. Anche per questa ragione è stato un errore non introdurre dispositivi simbolici anche minimi per sancire la promozione nelle scuole secondarie. Il nostro tempo è un tempo che tende a dissolvere il rituale ed il significato simbolico della “prova”preferendo le scorciatoie, le illusioni di un successo rapido senza verifiche. La Scuola invece ha il compito di ricordare che il tempo della “prova”è indispensabile a scandire un percorso di formazione. Non si tratta, dunque, solo di trovare le giuste misure tecniche per garantire una riapertura in sicurezza, ma si tratta di uno sforzo profondo di pensiero, della volontà politica di collocare la Scuola al centro della nostra ricostruzione. Si tratta di inaugurare una nuova stagione culturale. Questo governo ha intenzione di farci  respirare una nuova area di cultura, la convocazione degli Stati generali con la partecipazione dei dirigenti, associazioni, sindacati ed intellettuali, ha mobilitato ed adunato le migliori energie del nostro Paese che hanno  a cuore il destino della Scuola. Senza cultura, formazione e ricerca un Paese è privo di avvenire e così si aprono le porte a governi reazionari che negano la libertà. Anche questa è una delle tante tremendissime lezioni che il Covd19 ci ha impartito.

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