COVID19 E PSICOPATOLOGIA. ESPERIENZA CLINICA

Pubblicato da Dott. Adriano Bruni il

COVID19 E PSICOPATOLOGIA. ESPERIENZA CLINICA

L’esposizione  a un evento stressante di questa portata non poteva non avere risvolti psicologici  e psicopatologici di rilevanza clinica, ben oltre lo spettro dei disturbi di ansia. L’emergenza sanitaria legata al Covid19 ha avuto  un notevole impatto sull’economia psichica dei pazienti  sia per l’esperienza diretta o indiretta di esposizione al virus, sia per le misure di isolamento sociale adottate per contenere l’espansione virale ed infine sia per il clima generale di grande tensione che si era venuto a creare. Dal punto di vista psicologico la popolazione è stata esposta  ad un trauma inusuale, di rilievo eccezionale,  che ha sconvolto la vita di tutti. Quello che sembrava un nemico lontano, appartenente ad un altro mondo, è arrivato in ogni luogo e famiglia con effetti psicologici devastanti. L’ansia è una delle manifestazioni più evidenti  dell’esposizione a eventi traumatici. Si tratta di un’ansia che si identifica con una condizione di hyperarousal psicofisiologico e che pone l’individuo paziente in uno stato di allerta persistente. Insonnia, difficoltà alla concentrazione, palpitazioni, mal di testa, facile irritabilità, sudorazione, inappetenza o iperalimentazione, disturbi gastrointestinali, sensazione di soffocamento, ipervigilanza, incremento del fumo di sigarette sono tra i sintomi  di frequente osservazione che ritrovo nei pazienti  considerati ad esposizione diffusa al virus. A questi sintomi ho trovato associata una dimensione depressiva, in cui il paziente  inizia a sentirsi giù di tono, ad essere meno interessato all’ambiente circostante, ad isolarsi ed ad avere vissuti di pessimismo. Si tratta in ogni caso di manifestazioni cliniche che, entro certi limiti, possono essere considerate fisiologiche, adattive, utili a superare il momento di crisi. Possiamo far rientrare questi quadri clinici nei disturbi dell’adattamento che, dal punto di vista clinico, si presentano con sintomi dello spettro ansioso, depressivo e con turbe della condotta.

Ho osservato  in alcuni pazienti che diventano rilevanti nel momento in cui compromettono la funzionalità globale del soggetto. Una particolare attenzione va rivolto al Disturbo da ansia di malattia nel quale il paziente è preoccupato di avere o contrarre una grave malattia e sono presenti un notevole livello d’ansia e un persistente livello di allerta rispetto  a sintomi rilevatori di uno stato di malattia. Alcuni pazienti  controllavano continuamente la temperatura corporea, altri controllavano il proprio respiro in maniera ossessiva  e ripetitiva. Questo disturbo merita attenzione in quanto sono pazienti non facili da rassicurare e spesso non responsivi al trattamento farmacologico. In questo clima di grande paura ed incertezza capita spesso di trovare pazienti che manifestano disturbi dello spettro della schizofrenia ed altri disturbi psicotici e disturbi ossessivi – compulsivi. L’osservazione clinica di questi pazienti fa evidenziare l’insorgenza di quadri clinici caratterizzati da un nucleo ideativo a contenuto persecutorio che prendono spunto da dati della realtà o da notizie che circolano sui social come il virus creato in laboratorio. Franca è una paziente giovane che si sente “al centro di una cospirazione internazionale che vuole distruggere alcuni  Stati, tant’è che controllano anche il suo telefono e le mandano dei messaggi  attraverso la televisione”. Carlo , invece, ritiene di “essere spiato attraverso le finestre e le porte, poiché intendono distruggerlo”. Antonio non sta uscendo perchè se esce lo”possono infettare”ed è per questo motivo che lo “osservano continuamente”. Si tratta di quadri clinici di particolare severità ed i casi riportati, si tratta di pazienti con anamnesi negativa per patologie psichiatriche. L’altro spettro di disturbo che ho riscontrato è legato a comportamenti ossessivi che si manifesta con il lavarsi continuamente le mani, disinfettarsi senza limiti, lavare di continuo la mascherina, non uscire di casa neanche per necessità essenziali per paura del contagio, tenere sempre le porte e le finestre chiuse, dover controllare e ricontrollare di continuo se dalle finestre filtra qualcosa, sono sintomi clinici indicativi di un nucleo  ossessivo che tende a  compromettere la funzionalità globale del paziente e che richiedono un idoneo trattamento psicofarmacologico. Le conseguenze dello stress da trauma, per chi lo vive in prima persona o indirettamente per esempio un familiare deceduto da Covid19 possono essere molteplici, con una ampia varietà di quadri sintomatologici che danno luogo a disturbi psichici  con diversa strutturazione, in rapporto alla natura ed alla persistenza del trauma. Per il Disturbo da stress acuto  e per il Disturbo da stress post – traumatico il trauma deve comportare l’esposizione a morte reale o minaccia di morte e gravi lesioni. Nei pazienti che ho avuto occasione di analizzare , l’esperienza diretta era data dalla possibilità del contagio, che mette in pericolo la propria incolumità, mentre quella indiretta era data dall’ esposizione al virus dei familiari o di amici, cioè il paziente viveva indirettamente la sofferenza di altre persone. In tutti i casi analizzati il Disturbo da stress acuto era insorto nell’ immediatezza del trauma, senza avere le caratteristiche di un disturbo consolidato, bensì di una reattività aspecifica la cui evoluzione non risulta ancora prevedibile. La sintomatologia riscontrata era costituita da pensieri e sogni ricorrenti e pervasivi riguardanti l’esperienza traumatica, flashback con rappresentazione dell’evento vissuta come reale, sensazione di angoscia con reazioni fisiche scatenate da tutto ciò che rievoca il trauma, alterazioni di vissuti emotivi, profonda prostrazione e sfiducia, fenomeni di depersonalizzazione( sentirsi un estraneo )e derealizzazione( stato di irrealtà ), disturbi del sonno, della memoria e della concentrazione, condotte di evitamento( il paziente cerca di evitare qualsiasi cosa che rievoca il trauma ), irritabilità, rabbia, condizione di hyperaruosal psicofiologico. I pazienti esaminati risultavano destabilizzati da questi sintomi particolarmente angoscianti, dai quali  avvertivano la compromissione della loro funzionalità oltre che a destare vissuti  esistenziali di profonda angoscia.  Nei pazienti in cui questi disturbi persistevano per un periodo superiore al mese e diventavano insistenti, il quadro clinico che veniva a delinearsi era classificato come  Disturbo da stress post – traumatico, che andando avanti a dato luogo a manifestazioni di maggiore complessità.  

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